Prima di Sottosopra – Facilitare la decrescita a Venezia 2012

 

venezia1

Nel settembre 2012, allo IUAV di Venezia si teneva la 3° Conferenza internazionale su decrescita, sostenibilità ecologica e giustizia sociale.

Alcune delle persone che ora stanno in Sottosopra furono contattate dal comitato organizzatore per immaginare un metodo di facilitazione dei laboratori del convegno. Una sfida interessante, perché alla conferenza avrebbero partecipato studiose e studiosi di provenienza accademica, militanti di movimenti di mezzo mondo, oltre a persone senza una formazione specifica che si sarebbero avvicinate per la prima volta ai temi, anche molto complessi, trattati nella conferenza.

Il formato della conferenza, al di là di assemblee plenarie varie, era simile a quello dei congressi scientifici internazionali: con workshop tematici costruiti intorno a una “call for paper”, ovvero un bando per la presentazione di brevi saggi scritti che al momento della conferenza sarebbero stati presentati oralmente e discussi da persone competenti in materia, dette discussant, per poi essere dibattuti dalle persone presenti. Scienziati e scienziate erano probabilmente familiari con questo format, ma questo avrebbe potuto spiazzare le altre persone. E il format scientifico non è detto che permettesse a tutte e a tutti di uscire dalla conferenza felici di aver contribuito a quello che è e rimane un movimento, e che quindi prova – tra le altre cose – a cambiare un pezzetto di mondo, non solo a descriverlo o a teorizzarne le trasformazioni.

Quando Marco, Sabina, Giulio e Livia hanno accettato questa sfida, hanno messo in piedi un progetto complesso, molto aperto, che a ripensarci oggi ha dato grandi soddisfazioni anche se è costato molta fatica.

In principio fu il bando per facilitatori e facilitatrici volontari/e. Circolammo una call, un avviso, su siti internet e mailing list, che chiamava a farsi avanti tutte quelle persone che avessero competenze di facilitazione, interesse per i temi ambientali e sociali, e disponibilità a venire a Venezia a facilitare (in inglese!!) i lavori dei workshop. Si chiedeva di lavorare gratis, e questo era un cruccio che ci ponevamo, ma soldi non ce n’erano ed era invece chiara la natura almeno un po’ militante, e certo molto sperimentale, della cosa.

Arrivarono decine di risposte, da persone qualificatissime – alcune molto più di noi… La prima cosa che ci apparve chiara è che il mondo è pieno di persone competenti e motivate. Ne selezionammo venticinque, tante quanti sarebbero stati i workshop paralleli in ciascuna sessione. Venticinque workshop al giorno, una persona sempre in ogni stanza a facilitare.

venezia2venezia3

La seconda tappa fu il seminario di Parma. Come formiamo le persone, come diamo loro dei compiti da svolgere? Ma soprattutto, cosa ne sappiamo noi di cosa deve succedere a Venezia, e perché dovremmo saperne di più di queste persone, o imporre loro la nostra idea, visto poi che saranno loro a stare sul campo e facilitare? Grazie all’ospitalità dell’associazione Kwa Dunia presso la loro “casa laboratorio”, incontrammo i futuri facilitatori e le future facilitatrici per un seminario di due giorni belli densi, durante i quali grazie alla tecnica dell’Open Space e a una progettazione attiva tutte e tutti contribuirono a sviluppare la metodologia da utilizzare per “facilitare venezia”, dandosi un piano di lavoro per i mesi che mancavano a settembre e un format di facilitazione per i workshop tematici della conferenza.

 

Con l’inizio della Conferenza, ci ritrovammo tutte e tutti a Venezia, e cominciò il vero e proprio, massacrante, lavoro.

Il metodo che ci eravamo dato prevedeva che nelle ore del mattino il workshop si svolgesse con la presentazione e la discussione dei paper, e che da questa discussione uscisse un tabellone di “Instant report” contenente gli abstract (brevi riassunti dei paper), i nomi dei/delle partecipanti, e delle voci relative ai temi trattati, alle risposte trovate, alle domande aperte. Chi facilitava il workshop si assicurava che alla fine della mattinata il poster fosse completo, e fosse affisso fuori della porta dell’aula del workshop.

venezia5

Alla ripresa del workshop nel primo pomeriggio, la discussione sarebbe ripartita con la formulazione di progetti, idee, proposte che potessero realizzare la transizione nel solco di quanto detto – o ascoltato – la mattina. Dopotutto, il tema della conferenza era la transizione: perché non discutere di come realizzarla? Ogni workshop produceva quindi un certo numero di idee progettuali, le più svariate, con sotto i nomi delle persone che ci si volevano impegnare.

Tutte le idee progettuali delle sessioni pomeridiane sono confluite l’ultimo giorno in un grande spazio, in cui si svolgeva l’assemblea plenaria, a comporre quello che abbiamo chiamato “Il giardino delle idee”: passeggiando tra i pannelli che esponevano le idee progettuali, ognuno poteva mettere il suo nome sotto al foglio e essere ricontattato per attivarsi, e le persone che avevano scritto l’idea potevano spiegarla a chi passava per cercare risorse.

 

Oltre alla nostra facilitazione, il comitato organizzatore aveva previsto un’altra cosa importantissima, ovvero un team di interpreti (sempre volontari/e…) che disseminandosi in tutta la conferenza hanno fatto chuchotage (“traduzione sussurrata”) per aiutare chi non parlava inglese.

venezia4Molte delle persone che stanno adesso in Sottosopra erano a Parma a quel seminario e a Venezia a facilitare il convegno. Il lavoro e la fatica, la progettualità, la convivialità, la condivisione di esperienze e competenze hanno fatto da collante. E alcune cose le abbiamo capite preparando la conferenza e svolgendo il nostro lavoro di facilitazione: che competenze di facilitazione ce ne sono ovunque, anche in persone con percorsi tanto diversi; che la facilitazione serve nei posti più diversi, e tanto più in quelli dove si cerca di cambiare il mondo; che progettare e fare è roba per tante e tanti, non per pochi; che c’è ancora molto da fare.

Dobbiamo ringraziare il comitato organizzatore della conferenza per aver pensato di aver bisogno di facilitazione e per aver pensato a noi, e a tutti i facilitatori e le facilitatrici per aver creduto in questo progetto. E chi ha partecipato alla conferenza per aver subito il nostro esperimento e per averci insegnato molto sulla facilitazione e sulla decrescita. Speriamo di essere state/i d’aiuto.

 

Author: Giulio Citroni

Share This Post On