Il ruolo delle donne nel volontariato: un percorso con Auser Toscana

Sottosopra – Attivare democrazia (ed in particolare Anna Picciolini, Barbara, Luca) ha accompagnato AUSER – Toscana nella progettazione e nella realizzazione di un laboratorio partecipativo. Obiettivo del laboratorio è stato invitare le volontarie e i volontari a riflettere criticamente sul loro ruolo nell’organizzazione, e, in particolare, a chiedersi perché le donne, pur sovrarappresentate a livello di base, tendono a non accedere ad incarichi di responsabilità. Come ripensare le modalità organizzative, gli atteggiamenti e gli approcci, per superare questo divario di genere? Esiste, anche nelle organizzazioni democratiche, un soffitto di cristallo? Come toglierlo?
L’incontro, organizzato secondo la metodologia del word café, ha previsto tre sessioni, la prima dedicata ad un autoriflessione su come i volontari vivono il proprio impegno e il proprio ruolo; la seconda dedicata ad una riflessione sulle specificità di genere; la terza a elaborare proposte pratiche per rendere più paritaria la vita dell’organizzazione e per valorizzare nel migliore dei modi tutte e tutti, ciò, a partire da possibili modifiche da apportare allo statuto dell’organizzazione, ma non solo: il lavoro è da svolgere nelle pratiche quotidiane.
Un incontro di grande interesse, che ha permesso di individuare alcune questioni chiave, e che ambisce a porsi alla base di un percorso più ampio, a livello nazionale.

Molti gli stimoli emersi. Ne riportiamo alcuni.

Nell’ambito del volontariato non c’è discriminazione, e questa tendenza è anche frutto di una scelta da parte delle donne. Ma la loro mancanza di tempo dipende dai carichi familiari, dagli impegni domestici. Anche quando i mariti danno un sostegno alle mogli “permettendo” loro di continuare nell’impegno, il problema resta e non è l’unico.
C’è un problema culturale e di linguaggio. Le donne mancano di consapevolezza, coraggio, autostima, non sono abituate a parlare in pubblico: ma la vita e il lavoro possono modificare i livelli di autostima. Molte donne hanno paura del confronto, hanno difficoltà nel riconoscere il loro valore a partire dalla quotidianità: c’è necessità di un percorso per modificare le abitudini personali, familiari, sociali, a partire dalla resistenza di chi occupa certe cariche ad abbandonarle.
Conta anche il condizionamento dei media, fermi a un modello di società maschile. C’è una mancanza reale di pari opportunità. Manca anche una rete fra donne, la capacità di fare lobby.
Le donne possono fare la differenza, portando le proprie specificità. Ma sull’organizzazione del lavoro si confrontano due interpretazioni, non necessariamente opposte. Si coglie nelle donne una tendenza a “fare tutto” mentre gli uomini sono più capaci di delegare, ma si sottolinea anche una tendenza maschile all’accentramento, e una maggior collaborazione femminile.
In generale c’è bisogno di più servizi, ma anche di più aiuto reale, da parte degli uomini, alle madri, compagne, figlie.
Occorre attivare percorsi di donne, di solidarietà e sostegno fra donne, per fare rete. Serve un percorso di educazione “civica”, da parte delle donne nelle loro famiglie. Più modestamente possono servire anche incontri fra donne per prepararsi agli incontri pubblici.
E’ importante che le donne acquistino consapevolezza delle loro diversità e specificità, anche fisiche. La valorizzazione del loro ruolo fa crescere l’autostima nelle donne, aumentando quindi la disponibilità a impegnarsi di più.
Sul versante formale serve anche una riduzione di durata delle cariche istituzionali.

Author: Luca Raffini

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