Il manifesto di Sottosopra

La democrazia non è una sommatoria di voti. La partecipazione democratica non si esaurisce con l’espressione di un sì e di un no quando richiesto, se richiesto.

La partecipazione democratica, la salute delle istituzioni democratiche, è data dal presidio costante dei cittadini dei propri interessi, nel rispetto e a sostegno dell’interesse comune, attraverso la partecipazione diretta, o mediata da intermediari organizzativi (partiti, sindacati, associazioni, etc.), alla selezione delle priorità, ai processi decisionali, alla progettazione, realizzazione e valutazione delle politiche, dei programmi e degli interventi.

Il tentativo di introdurre pratiche partecipative e deliberative nella politica e nel policy-making, nato fin dagli anni 70 come risposta a una percepita crisi di legittimità della democrazia rappresentativa, si è concentrato soprattutto su aspetti circoscritti dei processi decisionali, dalle destinazioni d’uso di strutture alla definizione della politica di sostenibilità tipica delle Agende21 locali.

Due cose però sono mancate fino ad oggi. La prima è un fondamentale passaggio a monte, ovvero la partecipazione dei cittadini nella definizione dell’agenda pubblica: quali sono le priorità, cosa deve essere deciso tramite un processo partecipato. Senza questo passaggio si rischia di svuotare di significato il processo partecipativo, in quanto i benefici che esso comporta (dalla coesione sociale all’accesso a conoscenze e competenze diffuse) e i valori che lo sostengono (equità, giustizia, trasparenza, democrazia) vengono confinati in un recinto troppo ristretto rispetto alla loro importanza per il funzionamento sano delle istituzioni democratiche. Processi di partecipazione isolati e circoscritti, anche se raffinati, rischiano di produrre esercizi di democrazia in laboratorio, piuttosto che un laboratorio di democrazia.

La seconda è l’apertura di processi di partecipazione e deliberazione, orientati a definire l’agenda, le priorità e i contenuti della politica, all’interno di quelle organizzazioni che hanno sempre funzionato da aggregatori e promotori delle domande politiche: partiti, associazioni, gruppi. Movimenti di grande successo hanno segnalato la necessità e il desiderio di coinvolgimento e di parola, creando spazi di deliberazione “dal basso”, si pensi all’esperienza del social forum e alla pluralità di movimenti sorti negli ultimi anni, anche grazie all’utilizzo della rete, ma non molte delle organizzazioni esistenti hanno dato adeguato spazio alle istanze partecipative, preferendo in molti casi chiudersi in un modello di partito legato più alle istituzioni che alla società. In questo modo la frattura tra le istanze partecipative prodotte nella società e la politica istituzionale ed i suoi attori (partiti e sindacati) si amplia, invece di ricomporsi, ed una delle priorità è oggi sperimentare nuovi spazi di connessione.

Aprire partiti e associazioni alla partecipazione può salvare questi soggetti dalla crisi di legittimità e il sistema politico dall’incapacità di decidere e di decidere democraticamente. Può favorire un confronto positivo con i movimenti “dal basso” e ridare voce a cittadini interessati alla politica ma che non trovano spazi in cui confrontarsi e costruire reti.

Cosa propone la rete di attivatori

Partecipare e far partecipare non è facile. Al di là di importanti questioni logistiche (come fare a coinvolgere tanta gente simultaneamente, su molteplici questioni, che sovente necessitano di una rapida e pronta soluzione?) che le metodologie di partecipazione e le nuove tecnologie possono aiutare a superare, la partecipazione dei cittadini alla definizione delle agende pubbliche prima ancora che alla messa a punto di soluzioni specifiche o di scelte mediate ci obbliga a riflettere sul ruolo dei tradizionali mediatori del processo democratico (partiti, sindacati, associazioni, ecc.) e sulla funzionalità dei meccanismi che reggono le democrazie rappresentative così come le conosciamo.

Nella proposta che qui formuliamo, un grande aiuto può venire dai partiti stessi, e dalle altre associazioni e organizzazioni politiche e sociali, che prima ancora di promuovere la partecipazione a livello amministrativo e governativo possono e devono ampliare e rinnovare gli spazi di partecipazione interni ai partiti e organizzazioni stesse, che in questo modo possono ritrovare la loro funzione di raccordo tra società ed istituzioni.

Introducendo le regole della partecipazione nei meccanismi con i quali definiscono le priorità, propongono soluzioni e agiscono a livello locale così come a livello nazionale, queste organizzazioni possono accrescere sensibilmente il loro livello di consenso interno e la loro rappresentatività reale (al di là del numero di tessere, spesso più indicativo del carattere debole di parenti e familiari che non di un reale consenso ).

Ai partiti e alle organizzazioni che decideranno di impegnarsi in un simile processo di trasformazione e apertura, proponendosi di riprendere quel ruolo fondamentale di aggregazione e prima mediazione tra interessi e opinioni che è anche la loro forza e la loro natura, la Rete si impegna a fornire strumenti e conoscenze utili a definire e condurre attività di partecipazione e deliberazione.

I processi partecipativi potranno riguardare la definizione di programmi con forme di scrittura collettiva, la definizione di piani d’azione condivisi, la costruzione di campagne e iniziative specifiche, o qualunque altra azione che richieda il coinvolgimento attivo, la condivisione e la presa di responsabilità da parte di iscritti, militanti, dirigenti, funzionari ecc.

La partecipazione, prima ancora che un metodo, è un approccio, è una cultura politica. Ciò significa che il presupposto fondamentale al fine di introdurre processi virtuosi non è solo disporre di competenze e di strumenti adatti, ma di impegnarsi in un progetto di trasformazione culturale, che impegni tutti i soggetti coinvolti. Ciò significa che non si può pensare di inserire un processo di partecipazione come un momento isolato all’interno di una struttura che continua a riprodurre dinamiche opache e chiuse. La partecipazione, al contrario, è la bussola, un principio di riferimento che se perseguito con convinzione può rivitalizzare i partiti, restituendoli forza e progettualità.

Data la natura e gli obiettivi stessi di tali processi, sarà quindi indispensabile che l’organizzazione che richiede la collaborazione della Rete sia coinvolta capillarmente nella progettazione e realizzazione della partecipazione. La Rete fornirà strumenti e conoscenze tecniche, ma è responsabilità di partiti e associazioni tenere fede all’impegno partecipativo e ai suoi esiti.

Inoltre, non esiste partecipazione senza comunicazione trasparente e completa. La partecipazione è comunicazione multidirezionale, per la costruzione di significati condivisi. Le organizzazioni che richiedono collaborazione dovranno assicurare, secondo le esigenze e gli strumenti adeguati alle proprie dimensioni e alla propria natura, l’utilizzo di canali di comunicazione efficaci per la promozione del processo e la divulgazione dei suoi contenuti e dei suoi risultati. La rete di facilitatori può offrire il suo supporto se le organizzazioni con cui collabora si impegnano a contribuire alla diffusione di una cultura e di una prassi partecipativa, già a partire da una comunicazione aperta, efficace ed inclusiva. Ciò affinché non si realizzino singoli processi di partecipazione, isolati, ma si contribuisca a realizzare un sistema partecipativo aperto e improntato alla connessione.