Una colazione…Sottosopra!
mag16

Una colazione…Sottosopra!

   

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Roba da matti? Cirkoloco e Sottosopra…
apr24

Roba da matti? Cirkoloco e Sottosopra…

  Cirkoloco (http://cirkoloco.altervista.org) è  un circolo gestito da persone che vivono problematiche legate alla salute mentale e al disagio psichico. Persone, prima che pazienti. Proprio per dare forza a questa visione si rivolgono a tutti coloro che condividono le loro problematiche aprendo, con le loro parole, “un luogo non convenzionale, un porto franco di incontro fra disagio psichico e territorio fiorentino”. Cirkoloco ha chiesto a Sottosopra di aiutarli a realizzare un laboratorio, un momento di incontro aperto, informale, divertente, in cui chiamare chi vive problematiche psichiatriche a condividerle, chiedendosi cosa possono fare loro, per primi, per risolverli e cosa possono chiedere agli altri – alle istituzioni prima di tutto. In particolare, quali sono i diritti delle persone con disagio psichico? Come fare a tutelarli? Come uscire dalle gabbie della medicali per affermarsi come persone? Chi meglio di Sottosopra poteva fare questo percorso con Cirkoloco? Ne parleremo insieme il 9 giugno!! Vi aggiorneremo.  ...

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Una palestra di partecipazione…per un bilancio partecipato
mar16

Una palestra di partecipazione…per un bilancio partecipato

A Cormano sta iniziando l’esperienza del Bilancio Partecipato. Uno strumento di democrazia partecipativa ormai consolidato, che da Porto Alegre sbarca in Europa – ed in particolare in Italia – con i social forum di inizio millennio. La provincia di Milano diventa presto uno dei principali ambiti di sperimentazione in Italia, a partire dalla pioniera esperienza di Pieve Emanuele, (“Pieve Alegre”). A partire da quel momento il BP trova sperimentazione in tante altre realtà, piccole e grandi. Alcune falliscono, altre proseguono negli anni e si evolvono. Cosa c’è di nuovo nel BP di Cormano? Ogni esperienza in realtà è diversa dalle altre, perché diversi sono gli attori, le dinamiche e le relazioni attivate, gli esiti previsti e imprevisti. Nel caso di Cormano un elemento di novità è dato dall’introduzione, nell’ambito del percorso preparatorio, di una palestra di partecipazione. Non un momento di formazione rivolto agli amministratori (già previste nel processo), non un momento di informazione alle associazioni e alla cittadinanza in merito al processo. Ma un’occasione per coinvolgere amministratori e rappresentanti della società civile del territorio (organizzata o meno, ci sono rappresentanti di associazioni, comitati, reti informali di cittadini) nella condivisione di un percorso collettivo. Quali sono le finalità del BP? Cosa dobbiamo attenderci dalle assemblee? Cosa mi aspetto e cosa temo? Che ruolo penso di potere svolgere e che ruolo dovrebbero assumere gli altri soggetti coinvolti? Cosa significa facilitare una assemblea? Cosa significa aprirsi alla partecipazione? Ma in fondo, cosa intendo per partecipazione? E questa mia definizione è veramente condivisa dagli altri? Queste ed altre domande hanno accompagnato due giornate intense di confronto, l’8 e il 9 febbraio, in cui l’auto-formazione gli strumenti ha accompagnato un più profondo tentativo di allineamento delle reciproche aspettative e di avvicinamento reciproco nella costruzione di un approccio condiviso. Tutti elementi che troppo spesso vengono dati per scontati quando si “apre alla partecipazione”, e magari ci si accorge che non si è pronti a comprendere le ragioni altrui e a mettersi in gioco, disperdendo parte del potenziale innovativo generato dal percorso. Insieme, abbiamo cercato di concepire il BP come una opportunità istituzionale di partecipazione e confronto, da connettere virtuosamente con quello che abbiamo definito “l’ecosistema della partecipazione” a Cormano. Stefano Stortone, responsabile scientifico del BP, ci aveva detto che sarebbe stato bello se il percorso istituzionale fosse stato preceduto e accompagnato da eventi di partecipazione auto-organizzati nel territorio. Cogliendo questa idea, abbiamo cercato di trasmettere a un gruppo di possibili “attivatori” territoriali alcuni elementi di consapevolezza in merito agli strumenti e agli approcci per realizzare assemblee e incontro davvero partecipati.   Speriamo di esserci riusciti, sicuramente la sue giorni di incontri è stata ricca di...

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Una politica felice e partecipata? Il percorso con l’Altra Europa
apr13

Una politica felice e partecipata? Il percorso con l’Altra Europa

Il 18 e il 19 marzo 2016 si è tenuta a Milano l’Assemblea nazionale de L’Altra Europa con Tsipras, “Senza confini”. Tra le questioni al centro del dibattito: il percorso di costruzione di un soggetto unitario della sinistra e la definizione delle strategie in vista delle prossime elezioni amministrative e degli appuntamenti referendari. Sulla natura, la forma, gli obiettivi, le modalità di costruzione del soggetto politico della sinistra l’Altra Europa e Rifondazione Comunista esprimono posizioni diverse da quelle dei soggetti che hanno costituito Sinistra Italiana, al punto che, dopo l’appuntamento di Cosmopolitica, le divergenze si sono acuite. Sintetizzando molto, oggetto del confronto è la contrapposizione tra soggetto unitario (che non rappresenta un superamento delle organizzazioni preesistenti) e partito unico (la strada imboccata da Sinistra Italiana). Il gruppo “forme partito” de L’Altra Europa ha pensato che di un tema così rilevante si dovesse parlare, oltre che nella tradizionale forma assembleare, in forma partecipativa; è così che è nata l’idea di organizzare, per la seconda giornata, un World Café, in cui i partecipanti hanno discusso le seguenti domande: Che cosa differenzia un “partito” dall’organizzazione che abbiamo in mente? Quale tipo di organizzazione rende efficace un soggetto unitario? Come ampliare la base delle persone più costantemente attive?  Il World Café è stato preceduto da un momento seminariale, organizzato all’interno dell’assemblea, intitolato “Una politica felice”, in cui, insieme a Loris Caruso e a Beppe Caccia, sono intervenuto per spiegare le ragioni di Sottosopra, perché è importante sperimentare nuove forme di partecipazione, quali sono le sfide da affrontare. L’intervento è servito anche per introdurre il World Café del giorno successivo, spiegandone le regole e, soprattutto, la funzione. Vedi il video del seminario sulla “Politica felice” (alla terza ora all’incirca). Parlarne il giorno prima, condividere gli obiettivi, spiegare perché può essere utile mettersi in gioco e, anche da parte di chi è più abituato e si sente più a suo agio nella forma assembleare, comprendere le virtù di un forma orizzontale e informale di interazione, ha prodotto i suoi effetti. Il giorno dopo l’ora e mezzo di discussione ai tavoli, all’aperto, vista la calda giornata d’inizio primavera, è filata liscia, e ha consentito di scambiare molte idee. Non si sono registrate le polemiche o le forme di boicottaggio più o meno esplicite che avvengono a volte. Anche i crocicchi di “leader” che parlano tra loro a voce alta accanto ai tavoli che lavorano, seppur presente (c’è sempre qualcuno che è convinto che gli iscritti qualunque, evidentemente, non siano capaci di dire cose interessanti, e loro, d’altra parte, come dice Anna, mica possono sprecare la loro voce parlando a un tavolo con dieci persone!) è stato molto...

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Cosa è, cosa potrebbe essere un partito oggi. Ne abbiamo discusso in un World Café con il PD di Firenze
nov24

Cosa è, cosa potrebbe essere un partito oggi. Ne abbiamo discusso in un World Café con il PD di Firenze

Avevamo collaborato con il il PD di Prato e di Siena, con Sel Firenze, non ci era ancora capitato di fare qualcosa con il PD di Firenze. Ma eccoci qua. Riceviamo una telefonata da Leonardo, che aveva partecipato al World Café che avevamo organizzato a Firenze un paio di anni fa, in occasione della nostra assemblea annuale. In quell’occasione avevamo invitato a discutere con noi dei problemi della partecipazione i nostri compagni di viaggio, le persone con cui avevamo realizzato una palestra e un percorso di partecipazione. Avevamo invitato anche altre persone, che sapevamo essere interessate a scambiare idee su questo tema. Dobbiamo dire che quell’incontro ha stimolato l’interesse. Con Susanna Cenni avevamo concordato sin da subito di collaborare al percorso “Agorà Terre di Siena”. E poco più di un mese fa è Leonardo che ci dice “sai, stavamo pensando di organizzare un laboratorio partecipativo, ho pensato a quel Word Café che avevamo fatto insieme, vi andrebbe di darci una mano?”. Certo che ci va! L’idea di discutere dei temi della rappresentanza e della forma partito con il PD di Firenze, patria di Matteo Renzi, della Leopolda, di un partito che sembra così distante dalla forma partito tradizionale poi, diciamo la verità, ci ha incuriosito in maniera particolare. Chissà che visione ha del partito la base fiorentina, ci siamo chiesti. Noi insieme a loro stessi, chiaramente. Perché proprio “rappresentanza e forma partito” era il tema della serata, che nella mente dei promotori, dovrà essere il primo di una serie di incontri da realizzare utilizzando modi diversi di interagire. Abbiamo discusso insieme, in un paio di incontri preliminari, di come impostare il laboratorio, abbiamo scartato l’idea dei tavoli tematici paralleli, e abbiamo condiviso la scelta del World Café: un metodo che permette a tutti di esprimersi e sullo stesso tema e di confrontarsi, direttamente o indirettamente, con un alto numero di persone. Circa in 150 , in dieci tavoli, hanno risposto alle seguenti domande: 1) A cosa serve, e a cosa potrebbe servire un partito?: 2) Come si prendono, e come si dovrebbero prendere le decisioni?; Che rapporto dovrebbe esserci tra base, dirigenti ed eletti? A ogni tavolo un facilitatore e un rapporteur, connesso tramite un portatile, curavano la costruzione in tempo reale del report, con l’obiettivo di approdare a una prima sintesi da restituire ai partecipanti nel corso della serata stessa, dopo l’ottima cena servita dal circolo Vie Nuove. Una sintesi molto parziale: il lavoro di ricucitura del materiale prodotto in molti tavoli è un lavoro complesso, soprattutto se i facilitatori ai tavoli hanno prodotto dei report disomogenei tra loro. D’altra parte, i padroni di casa erano gli stessi dirigenti e...

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Uno “scenario workshop” per Catanzaro
nov23

Uno “scenario workshop” per Catanzaro

Il 21 novembre 2015 presso la Casa delle culture della Provincia di Catanzaro si è tenuto “Facciamo Catanzaro – Progettiamo insieme la città che immaginiamo”: un incontro di immaginazione e progettazione, come dice il sottotitolo, lanciato dal Circolo PD Lauria e condotto con la tecnica dello “scenario workshop”, del laboratorio per scenari. Con il Circolo PD Lauria di Catanzaro il lavoro è iniziato da tempo. Ci siamo conosciute e conosciuti grazie ai Luoghi Idea(li), poi abbiamo tenuto assieme una Palestra di partecipazione a ottobre 2014. In quella giornata di sole (e di vento) al Parco della Biodiversità non solo si parlò di come e perché si sarebbe potuto allargare il dibattito e la partecipazione nelle pratiche del circolo: si iniziò anche a formare il gruppo delle attivatrici e degli attivatori del circolo, che ha lavorato alla progettazione e alla facilitazione di questo nuovo incontro. In questa occasione si è trattato di un processo in tre tappe, che dovevano succedersi a scadenze strette ma il maltempo di fine ottobre che ha bloccato la Calabria ha fatto dilatare un po’ il tutto. Un primo incontro si è tenuto in forma di conferenza pubblica con ospite Fabrizio Barca – ruolo del partito, ruolo dei circoli, partecipazione rappresentanza città e tutto il resto; molti e ben riusciti gli interventi dal pubblico. La seconda tappa è appunto lo scenario workshop; la terza un laboratorio di progettazione, con artisti architetti e quant’altre/i, per sviluppare e rendere fruibili anche visivamente le idee emerse. Ma veniamo allo scenario workshop. Progettato con il gruppo di attivatrici/attivatori del circolo, si è svolto in tre fasi: –          brainstorming su “il più grande rischio” e “la più grande opportunità” per Catanzaro. Molti post-it erano già stati raccolti durante l’incontro con Barca, e un po’ riordinati e raggruppati dagli attivatori/attivatrici; qualcosa si è aggiunto all’inizio del workshop. Per intendersi: Università, immigrazione, identità agroalimentare, centro storico tra le opportunità; apatia e rassegnazione, isolamento, abbandono del centro storico tra i rischi. –          a partire da un rischio, o da un’opportunità, chi voleva poteva convocare un tavolo di lavoro che preparasse un cartellone in cui si descriveva come sarebbe stata “Catanzaro nel 2030” se coglieva o non coglieva quell’opportunità, se incappava o non incappava in quel rischio: immaginare, per l’appunto, gli scenari. –          dopo una pausa in cui tutte e tutti potevano girare tra i tavoli e vedere cosa ciascun tavolo aveva prodotto (e intanto mangiare un po’ di torta e bere acqua e succhi!), intorno a ciascuno scenario si è riunito di nuovo un tavolo che elaborava azioni concrete da intraprendere per raggiungere gli scenari ideali o evitare quelli catastrofici. Ai tavoli la discussione...

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